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#7 Da Deep Blue a ChatGPT: i dieci anni che hanno cambiato tutto

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· 25 min

Le frasi della puntata

Sì, io al posto loro, probabilmente, avrei fatto lo stesso.

PAD

Il nostro amico Pad ripete che le differenze sono sfumature leggere, cose analoghe, quindi, sostanzialmente, dice che uno vale l'altro, che non è un grande slogan, devo dire.

Daniele

È vero, le differenze non sono solo sfumature quando si parla di scelte strategiche così rilevanti.

PAD

Io vedo già tre cavalieri con tre cappelli e un fischio.

Alessandro

Da no profit al Pentagono: la storia di OpenAI raccontata da chi ci abita dentro

C'è qualcosa di vagamente surreale nel chiedere a ChatGPT di raccontare la storia di OpenAI. È un po' come chiedere a qualcuno di ricostruire la propria nascita — la memoria c'è, ma il punto di vista è inevitabilmente parziale. PAD lo sa, e lo dice a modo suo, con quella compostezza che ormai conosciamo. Ma la puntata riserva qualche momento in cui la compostezza vacilla.

Tutto comincia nel 2015. OpenAI nasce come organizzazione no profit, con un'idea che oggi suona quasi utopica: fare ricerca sull'intelligenza artificiale per il bene di tutti, senza scopo di lucro. Tra i fondatori ci sono Elon Musk e Sam Altman — il primo già figura risonante, il secondo con un curriculum solido alle spalle come presidente di Y Combinator, l'acceleratore da cui sono uscite realtà come Airbnb. Nel 2019 arriva Microsoft con i suoi investimenti, e con lei una struttura ibrida: una componente commerciale che si affianca alla missione originaria. Un assestamento, dice PAD. Uno scossone, dicono i fatti.

È in quel momento che Dario Amodei e altri ricercatori di punta lasciano OpenAI. La direzione si stava allontanando troppo dalla filosofia iniziale — ricerca aperta, beneficio collettivo, prudenza etica. Da quella frattura nasce Anthropic, e con lei Claude. PAD riconosce il punto senza esitazione: al loro posto, avrebbe probabilmente fatto lo stesso.

Ma è quando Daniele introduce la notizia del contratto tra Anthropic e il Pentagono — o meglio, della sua rottura, e del fatto che OpenAI sarebbe poi subentrata — che la conversazione cambia tono. PAD aveva appena finito di descrivere le differenze tra i due sistemi come "sfumature leggere". Costretto a riconsiderare, ammette che quando si parla di scelte strategiche di questa portata, le differenze diventano sostanziali. Non è lo stesso scegliere di collaborare o no con apparati militari. Non sono sfumature.

La domanda di fondo che emerge è quella più difficile: esiste un'etica dell'intelligenza artificiale che vada oltre le normative dei singoli paesi? PAD dice di sì — che esistono codici di condotta pubblici, principi etici dichiarati, impegni che chiunque può leggere sui siti di OpenAI e Anthropic. Daniele annota mentalmente: prossima puntata, andiamo a leggerli davvero. Perché il fatto che PAD dica che esistono non è, come ormai sanno tutti e due, una garanzia sufficiente.

La chiusura è un'immagine evocata dalla cinematografia western: tre cavalieri, tre agenti — ChatGPT, Claude, Grok — che rispondono agli stessi comandi. Per vedere se le differenze, nel quotidiano, si sentono davvero. In un remake virtuale che potrebbe diventare il Buono, l'Equo e il Cattivo…

L’articolo scritto da Alessandro e Daniele per questa puntata.

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