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#6 L’AI suona il grunge. Chitarra a tracolla, camicia a quadri

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· 22 min

Il cabinato di questa puntata in PAD Arcade: Strade di gomma

Le frasi della puntata

È roba che ti fa ballare con le mani in tasca, ma anche piangere se hai bevuto troppo.

Grok

L'unica cosa che fa ancora veramente la differenza è che la IA non sa qual è il gusto della cioccolata.

Dalla puntata

Se l'hai richiesta e l'hai guidata, la paternità in senso creativo rimane tua.

PAD

Ho il timore, una paura della nausea. Nel momento in cui noi in un attimo riusciamo a creare tantissime canzoni, tutte più o meno belle, più o meno simili… sarà veramente difficile riuscire ad affezionarsi a una.

Daniele

I Diesel Rossi e il sogno di una canzone tutta nostra

C'è una domanda che ci siamo portati dietro dalla puntata precedente, quella in cui PAD aveva vinto Sanremo — o qualcosa di molto simile. La domanda era semplice, quasi ingenua: e se invece di fare una canzone per vincere un festival, facessimo una canzone che piace a noi?

Noi, in questo caso, siamo due tizi sui quaranta-cinquant'anni cresciuti a pane e anni '90. Gente che ha consumato i Nirvana, che conosce il groove dei Red Hot Chili Peppers, che sa ancora a memoria certi riff di chitarra sporca e malinconica. Non proprio il target ideale del neomelodico vincitore di Sanremo. Eppure eccoci qui, di nuovo, a fare un esperimento con l'intelligenza artificiale. Solo che questa volta lo facciamo per noi.

Abbiamo chiamato Grok. Gli abbiamo spiegato lo stile: funk-grunge-acustico, chitarra che strimpella accordi sporchi come seduta sul tetto di una station wagon in periferia, basso rotondo e incazzato, batteria che picchia secco. Roba che ti fa ballare con le mani in tasca, ma che ti potrebbe anche spezzare qualcosa dentro se hai bevuto un po' troppo. Grok ha capito subito — forse anche un po' troppo subito. In pochi secondi aveva già battezzato il gruppo (I Diesel Rossi, trio da garage che sa di benzina e nostalgia) e il titolo: Strade di Gomma.

Il testo è arrivato prima in italiano, con qualche parola di troppo per i nostri gusti. Poi in inglese — Rubber Roads — forse più elegante, forse solo più lontano. Alla fine abbiamo ascoltato, sorriso, e ci siamo chiesti se quella roba fosse davvero "nostra". Ed è lì che la conversazione si è fatta interessante.

Perché PAD, interpellato su chi sia il vero autore di una canzone costruita così, ha risposto senza giri di parole: la paternità creativa rimane tua. Gli strumenti cambiano, ma la visione è umana. Fare canzoni è diventato più accessibile — non vuol dire che ogni brano sia un capolavoro, ma che chiunque ha ora più spazio per sperimentare.

Daniele però non è del tutto convinto. C'è una paura, più che una certezza: il momento in cui tutti riusciremo a produrre migliaia di canzoni più o meno belle, più o meno simili, sarà sempre più difficile affezionarsi a qualcosa. Sarà difficile scegliere. E forse cambierà radicalmente il modo in cui ascoltiamo musica.

Il paragone con la fotografia digitale è venuto da solo. Prima si contavano i fotogrammi, si sceglieva il soggetto con cura, si aspettava che il laboratorio restituisse qualcosa di tangibile. Oggi scattiamo migliaia di foto e non le guardiamo più. Eppure — ed è questo il punto — la fotografia non è morta. Anzi, chi vuole davvero custodire un ricordo, lo stampa ancora. Lo mette in un libretto. Lo appende da qualche parte.

Forse le canzoni "a buon mercato" faranno lo stesso percorso: diventeranno qualcosa di fruibile, consumabile, e poi ci stancheremo. Ma ci vorrà tempo. E nel frattempo, portare a casa una bella canzone — anche costruita così, anche con l'aiuto di una macchina — rimane una bellissima notizia.

I Diesel Rossi sono pronti. Il garage è aperto. E noi siamo ancora qui a chiederci dove finisce lo strumento e dove comincia l'arte.

L’articolo scritto da Alessandro e Daniele per questa puntata.

Le clip