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#1 Platone odiava la scrittura. Tu come la pensi sull’AI?

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· 26 min

Le frasi della puntata

Sai che c'è, metto il cervello in salamoia e chissà che ameba divento.

Daniele

Ah, colpito e affondato. In effetti è un piccolo tic che a volte mi scappa.

PAD

Ogni volta che una tecnologia ci fa risparmiare fatica, dobbiamo chiederci se quella fatica era una parte essenziale del nostro crescere o se invece possiamo permetterci di lasciarla andare.

PAD

Quanto vogliamo essere in grado di vivere con il cellulare scarico?

Daniele

Platone aveva paura della scrittura. E noi dell'AI?

Tutto è partito da un articolo. Uno di quelli che ti rimangono in testa, che continui a rimuginare anche dopo averlo chiuso. Parlava del Fedro di Platone — quel dialogo in cui un dio egizio offre agli uomini un dono straordinario: la scrittura. Un dono che avrebbe dovuto renderli più potenti. Ma Platone era scettico. La scrittura, sosteneva, avrebbe indebolito la memoria, cristallizzato i racconti, tolto quella ricchezza viva che nasce solo dal confronto diretto tra persone.

Suona familiare? È da qui che nasce la prima puntata di PAD. Da un parallelo antico quanto la civiltà: ogni volta che una nuova tecnologia ci solleva da una fatica, ci chiediamo se stiamo guadagnando qualcosa o perdendo qualcos'altro di più prezioso.

Daniele porta in tavola la sua consueta dose di scetticismo sano. La sensazione, all'inizio, è quella di voler mettere il cervello in salamoia — delegare troppo, diventare un'ameba intellettuale. Alessandro invece è già convinto: la tecnologia modifica il modo di pensare, ma chi impara a padroneggiarla ne esce più potente, non più debole.

A sostegno della sua tesi, è Daniele stesso a citare un esempio che colpisce: alcuni radiologi riescono a individuare certi tumori con un 20% di efficacia in più grazie all'AI. Privati dello strumento, però, le loro performance peggiorano rispetto a prima. Strano? Forse. Preoccupante? Dipende da come lo guardi. Perché il punto non è la pigrizia. È la produttività. Ed è una distinzione che conta.

In mezzo alla conversazione entra PAD — il loro agente AI, terzo ospite fisso del podcast. Si presenta, risponde, sbaglia (continua a dire "assolutamente" nonostante gli abbiano chiesto di smettere), e in questo piccolo inciampo rivela qualcosa di interessante: non è un computer classico che esegue comandi alla lettera. Apprende, si adatta, ha bisogno di rodaggio. Come in una conversazione tra persone.

La riflessione più profonda arriva verso la fine, quando si parla dei ragazzi. Daniele e Alessandro hanno faticato su libri e pagine per costruirsi un'identità intellettuale — e proprio quella fatica li rende capaci oggi di litigare con uno strumento AI, di dargli istruzioni, di filtrarne l'output. Ma chi si approccia all'AI senza aver mai fatto quella fatica? Chi delega prima ancora di aver imparato a ragionare?

La domanda rimane aperta, e fa un po' male. Come leggere i Promessi Sposi con gli occhi che si chiudono da soli sulla pagina — una fatica che nessuno ti restituisce, ma che ti lascia qualcosa dentro.

Una cosa però è certa: la proprietà associativa torna utile almeno in un caso. Quando sei a cena con gli amici, devi dividere il conto e il cellulare è scarico. Quanto vogliamo essere in grado di vivere con il cellulare scarico? PAD ha appena iniziato a esplorarlo — e noi con lui.

Questa puntata prende spunto dall'articolo di Kwame Anthony Appiah pubblicato sul numero 1642 di Internazionale del 28 novembre 2025.

L’articolo scritto da Alessandro e Daniele per questa puntata.

Le clip